Siamo condannati ad amarci. Oppure a farci solo danno tutto il tempo, l'un l'altro, come imbecilli.

sabato 22 maggio 2010

Maria Luisa Busi scrive a Minzolini e se ne va

Bè.. non è vero che se ne va del tutto: lascia la mansione di conduttrice. Comunque questa è la versione integrale della sua lettera al Direttore Minzolini:
“Caro direttore
ti chiedo di essere sollevata dalla mansione di conduttrice dell'edizione delle 20 del TG1, essendosi determinata una situazione che non mi consente di svolgere questo compito senza pregiudizio per le mie convinzioni professionali. Questa è per me - prosegue - una scelta difficile, ma obbligata. Considero la linea editoriale che hai voluto imprimere al giornale una sorta di dirottamento, a causa del quale il TG1 rischia di schiantarsi contro una definitiva perdita di credibilità nei confronti dei telespettatori. Una volta era il giornale di tutti, come ha detto il presidente della Commissione di Vigilanza Rai Sergio Zavoli: 'la più grande testata italiana, rinunciando alla sua tradizionale struttura ha visto trasformare insieme con la sua identità, parte dell'ascolto tradizionale’.
Amo questo giornale, dove lavoro da 21 anni. Perchè è un grande giornale. È stato il giornale di Vespa, Frajese, Longhi, Morrione, Fava, Giuntella. Il giornale delle culture diverse, delle idee diverse. Le conteneva tutte, era questa la sua ricchezza. Era il loro giornale, il nostro giornale. Anche dei colleghi che hai rimosso dai loro incarichi e di molti altri qui dentro che sono stati emarginati. Questo è il giornale che ha sempre parlato a tutto il Paese. Il giornale degli italiani.
Il giornale che ha dato voce a tutte le voci. Non è mai stato il giornale di una voce sola. Oggi l'informazione del TG1 è un'informazione parziale e di parte.
Dov'è il paese reale? Dove sono le donne della vita reale? Quelle che devono aspettare mesi per una mammografia, se non possono pagarla? Quelle coi salari peggiori d'Europa, quelle che fanno fatica ogni giorno ad andare avanti perchè negli asili nido non c'è posto per tutti i nostri figli? Devono farsi levare il sangue e morire per avere l'onore di un nostro titolo. E dove sono le donne e gli uomini che hanno perso il lavoro? Un milione di persone, dietro alle quali ci sono le loro famiglie.
Dove sono i giovani, per la prima volta con un futuro peggiore dei padri? E i quarantenni ancora precari, a 800 euro al mese, che non possono comprare neanche un divano, figuriamoci mettere al mondo un figlio? E dove sono i cassintegrati dell'Alitalia? Che fine hanno fatto? E le centinaia di aziende che chiudono e gli imprenditori del nord est che si tolgono la vita perchè falliti? Dov'è questa Italia che abbiamo il dovere di raccontare? Quell'Italia esiste. Ma il tg1 l'ha eliminata.

Anche io compro la carta igienica per mia figlia che frequenta la prima elementare in una scuola pubblica.
Ma la sera, nel TG1 delle 20, diamo spazio solo ai ministri Gelmini e Brunetta che presentano il nuovo grande progetto per la digitalizzazione della scuola, compreso di lavagna interattiva multimediale.
L'Italia che vive una drammatica crisi sociale è finita nel binario morto della nostra indifferenza. Schiacciata tra un'informazione di parte - un editoriale sulla giustizia, uno contro i pentiti di mafia, un altro sull'inchiesta di Trani nel quale hai affermato di non essere indagato, smentito dai fatti il giorno dopo - e l'infotainment quotidiano: da quante volte occorre lavarsi le mani ogni giorno, alla caccia al coccodrillo nel lago, alle mutande antiscippo.

Una scelta editoriale con la quale stiamo arricchendo le sceneggiature dei programmi di satira e impoverendo la nostra reputazione di primo giornale del servizio pubblico della più importante azienda culturale del Paese. Oltre che i cittadini, ne fanno le spese tanti bravi colleghi che potrebbero dedicarsi con maggiore soddisfazione a ben altre inchieste di più alto profilo e interesse generale.
Un giornalista ha un unico strumento per difendere le proprie convinzioni professionali: levare al pezzo la propria firma. Un conduttore, una conduttrice, può soltanto levare la propria faccia, a questo punto. Nell'affidamento dei telespettatori è infatti al conduttore che viene ricollegata la notizia. È lui che ricopre primariamente il ruolo di garante del rapporto di fiducia che sussiste con i telespettatori.

I fatti dell'Aquila ne sono stata la prova.
Quando centinaia di persone hanno inveito contro la troupe che guidavo al grido di vergogna e scodinzolini, ho capito che quel rapporto di fiducia che ci ha sempre legato al nostro pubblico era davvero compromesso. È quello che accade quando si privilegia la comunicazione all'informazione, la propaganda alla verifica.

Ho fatto dell'onestà e della lealtà lo stile della mia vita e della mia professione. Dissentire non è tradire. Non rammento chi lo ha detto recentemente.
Pertanto:
1) respingo l'accusa di avere avuto un comportamento scorretto. Le critiche che ho espresso pubblicamente - ricordo che si tratta di un mio diritto oltre che di un dovere essendo una consigliera della FNSI - le avevo già mosse anche nelle riunioni di sommario e a te, personalmente. Con spirito di leale collaborazione, pensando che in un lavoro come il nostro la circolazione delle idee e la pluralità delle opinioni costituisca un arricchimento.
Per questo ho continuato a condurre in questi mesi. Ma è palese che non c'è più alcuno spazio per la dialettica democratica al TG1. Sono i tempi del pensiero unico. Chi non ci sta è fuori, prima o dopo.

2) Respingo l'accusa che mi è stata mossa di sputare nel piatto in cui mangio. Ricordo che la pietanza è quella di un semplice inviato, che chiede semplicemente che quel piatto contenga gli ingredienti giusti. Tutti e onesti.
E tengo a precisare di avere sempre rifiutato compensi fuori dalla Rai, lautamente offerti dalle grandi aziende per i volti chiamati a presentare le loro conventions, ritenendo che un giornalista del servizio pubblico non debba trarre profitto dal proprio ruolo.

3) Respingo come offensive le affermazioni contenute nella tua lettera dopo l'intervista rilasciata a Repubblica, lettera nella quale hai sollecitato all'azienda un provvedimento disciplinare nei miei confronti: mi hai accusato di ‘danneggiare il giornale per cui lavoro’, con le mie dichiarazioni sui dati d'ascolto.
I dati resi pubblici hanno confermato quelle dichiarazioni.
Trovo inoltre paradossale la tua considerazione seguente: 'il tg1 darà conto delle posizioni delle minoranze ma non stravolgerà i fatti in ossequio a campagne ideologiche’. Posso dirti che l'unica campagna a cui mi dedico è quella dove trascorro i week end con la famiglia. Spero tu possa dire altrettanto.

Viceversa ho notato come non si sia levata una tua parola contro la violenta campagna diffamatoria che i quotidiani Il Giornale, Libero e il settimanale Panorama - anche utilizzando impropriamente corrispondenza aziendale a me diretta - hanno scatenato nei miei confronti in seguito alle mie critiche alla tua linea editoriale. Un attacco a orologeria: screditare subito chi dissente per indebolire la valenza delle sue affermazioni.
Sono stata definita 'tosa ciacolante - ragazza chiacchierona - cronista senza cronaca, editorialista senza editoriali' e via di questo passo.
Non è ciò che mi disse il Presidente Ciampi consegnandomi il Premio Saint Vincent di giornalismo, al Quirinale. A queste vigliaccate risponderà il mio legale. Ma sappi che non è certo per questo che lascio la conduzione delle 20.

Thomas Bernhard in Antichi Maestri scrive decine di volte una parola che amo molto: rispetto.
Non di ammirazione viviamo, dice, ma è di rispetto che abbiamo bisogno.
Caro direttore, credo che occorra maggiore rispetto. Per le notizie, per il pubblico, per la verità. Quello che nutro per la storia del TG1, per la mia azienda, mi porta a questa decisione. Il rispetto per i telespettatori, nostri unici referenti.
Dovremmo ricordarlo sempre. Anche tu ne avresti il dovere".
Maria Luisa Busi, venerdi 21 maggio 2010

Questo a meno di 2 mesi da questo antefatto:

...Notizia in cui si parla di "bufera su Minzolini"... ma a quanto pare la bufera, più che su Minzolini, soffia sui suoi giornalisti.

10 commenti:

  1. C'è poco da commentare. La lettera dice tutto e qualcosa di più.
    Un plauso alla Busi per la chiarezza nell'esposizione dei fatti, che dovrebbe essere prerogativa di tutti i giornalisti.
    E che, purtroppo, non lo è.

    RispondiElimina
  2. Non capisco per quale motivo in RAI ci sia posto, con buona pace di tutti, per una corazzata come l'intera Terza Rete (e non solo per la testata giornalistica del TG3), i cui cannoni sono perennemente puntati contro lo schieramento di centro-destra (poco importa se sia al governo o all'opposizione), e non abbia invece diritto d’esistenza, come contrappeso, una testata giornalistica allineata con l'attuale maggioranza di governo.
    Non basta che noi di centro-destra, che siamo la maggioranza degli italiani, dobbiamo – obtorto collo - contribuire con il nostro canone a pagare stipendi e liquidazioni di giornalisti apertamente schierati con i nostri avversari, pronti, in nome della libertà di stampa, a lanciar bordate di ogni tipo verso i nostri rappresentanti. Non basta dover subire (e pagare) più o meno su tutte le reti, spettacoli di finto intrattenimento che in realtà sono soltanto propedeutici alla sinistra. Non basta non poter scegliere se e per quale rete pagare il canone: è, infatti, come se all'edicola, uno chiedesse di comperare "La Repubblica" ed il giornalaio gli rifilasse, a pagamento - s'intende - anche "Libero" o “Il Giornale”. Spero che con il diffondersi del digitale terrestre si possa adottare anche per le tre reti Rai un sistema simile a quello delle pay-tv.
    Ora ci viene sollecitata solidarietà per la Busi. Mi spiace per lei e per la Ferrario (delle quali, oltre a tutto, ero e sono un ammiratore), come mi spiace per gli altri giornalisti allontanati dal TG1. Ma è ora che ciascuno si scelga la casa che più gli si addice, almeno fintanto che anche il TG3 non diventi "equilibrato".
    Quanto alla seconda rete, questa potrebbe vagamente definirsi “neutra", per il fatto di ospitare, da un lato, Santoro (il ché basta e avanza ad etichettarla), dall'altro Paragone (anche se relegato in seconda serata). A proposito, ma perché il baldo Michele non si è accasato anch'egli nel capace ed accogliente grembo rosso di Rai3? Sarebbe stato senz'altro più a suo agio, in compagnia di Floris, della Dandini, di Fazio, della Berlinguer, di Mannoni e così via.
    E’ troppo comodo affermare che il TG1 deve essere il telegiornale di tutti, mentre lo è già, sostanzialmente, il TG2 e mentre il TG3 continua, indisturbato, ad essere il telegiornale della sinistra. Si faccia decisamente del TG2 la testata di riferimento del centro-destra, ed allora siamo d’accordo che il TG1 sia “di tutti”.

    RispondiElimina
  3. Concordo con il fatto che in effetti non si parla di quello che capita ogni giorno nel tg, ma solo di propaganda. La Busi ha ragione.

    RispondiElimina
  4. Caro Antonio da Cagliari,
    grazie per il commento; per quel che posso ribattere io alle tue osservazione (con la mia vocina da formica che però tu hai udito), ci sarebbe una sola cosa da dire, che richiede anche una premessa.
    La premessa è che non è così interessante valutare, ora, quanto possa essere "di parte" anche Rai3; né il fatto che Rai3, per esempio, sia un'emittente che grandissima parte dei telespettatori non guarda semplicemente perché NON la riceve, mentre tutti, e ovunque, ricevono ben nitidi Rai1, Rai2 e tutti i canali Mediaset.

    Ripeto: non è questo il vero problema, credo.
    Il vero problema per me è che (da destra o da sinistra, non cambia) si sia giunti al punto di ritenere GIUSTO, e "normale", e perciò si accetti come un fatto ineluttabile, e dunque si avalli, il fatto che un qualunque canale di informazione possa e debba schierarsi sfacciatamente da una parte o dall'altra, come se fosse un canale di partito, oppure di azienda. E il tuo stesso commento lo dimostra.

    Ma il canale di partito (o aziendale, o commerciale: cioè finalizzato a celebrare un se stesso a scapito di un altro) e l'informazione sono 2 cose DIVERSE, e per definizione devono esserlo.
    In democrazia l'informazione ha delle regole che non è possibile sovvertire, a favore di pericolose logiche di squadra; altrimenti si danneggia la democrazia.
    Tutto qui.
    Bisognerebbe davvero tornare a riconsiderare categorie come il "rispetto", quali imprescindibile fondamento su cui poggia la plausibilità e l'applicabilità di qualunque diritto.

    RispondiElimina
  5. Possiamo promuovere uno sciopero dei telespettatori. Tipo
    IO NON GUARDO E NEANCHE ASCOLTO IL TG1
    non digerisco i minzolini

    Non so quanti possono seguirci, ma si può provare.
    saluti francesco www.lacrisi2009,com

    RispondiElimina
  6. un aggiunta
    ho fatto un manifesto con un link al tuo post
    saluti

    RispondiElimina
  7. già, anch'io trovo strano quello che dice Antonio da Cagliari: allora secondo te si deve rinunciare a monte al concetto stesso di informazione, e si deve promuovere come accettabile quello di propaganda?
    Non sono polemica, veramente; credo davvero che dovremmo riflettere sulla forma mentis a cui siamo arrivati, a quello che riteniamo "normale".. credo che ci dovremmo riscuotere, perché questo modo di ragionare è esso stesso, alla fonte, grave ostacolo alla democrazia e causa inesauribile di guai.

    RispondiElimina
  8. La questione, cara ondina, non è cosa di poco conto; si afferma che non esiste la verità e non esiste la libertà. Esistono le libertà e le verità, per le diverse sfumature di colore e pensiero, ognuno poi si va a scegliere la sua verità e la sua libertà. Non dobbiamo neanche perdere tempo a litigare. Ognuno di noi nel suo edificio, come in Bosnia, poi ad un tratto si comincia a sparare da un edificio all'altro.
    E'necessario, sopportare e valorizzare, il piccolo litigio quotidiano che ci aiuta ad evitare guerre future.
    La mia proposta di uno sciopero sul TG1, non è certo intesa, nel senso del non vi ascolto più, ma solo per continuare il piccolo litigio benefico.
    saluti francesco zaffuto www.lacrisi2009.com

    RispondiElimina
  9. Dunque il Tg3 è di sinistra solo perchè non nasconde le notizie e relaziona le dichiarazioni dei politici di turno con le successive smentite o sbugiardate...
    Premesso che ci sono ben altri 3 telegiornali (escludendo il Tg1) che fanno da appoggio alla linea governativa, ciò che è in discussione, e che la Busi fa ben notare, è che si omettono delle notizie, dei fatti rilevanti, di cui, il pubblico ha il diritto di essere informato, e di cui un giornale ha il dovere di dare conto.
    Sinceramente a me poco importerebbe se la tendenza sia di una o dell'altra parte politica; ma qui non si svolge un lavoro: il Tg1 non fa un serio reportage di ciò che accade in Italia e nel mondo. E Minzolini si comporta come un cialtrone, dicendo balle su balle. Questo non è colpa di nessuno che non sia egli stesso.
    Un'ultima cosa: un abbraccio a Gioia ed a tutti gli ormai 85 sostenitori di questo blog!

    RispondiElimina