Quando si placa le cose poi sembrano lontane.
Ma di nuovo si aprono le cateratte - sempre più spesso; a ondate: basta un titolo di giornale in un giorno qualunque.. Haiti. Teheran. Gente costretta a vivere in un sacco. Lapidazioni. Fili spinati, guerra. Un cane con gli occhi strabuzzati e la bocca legata, mandato al macello. Una legge sadica sulla caccia. Un'intercettazione sulla ricostruzione all'Aquila.
L'ondata di morte che in questo preciso momento travolge il Po e tutti gli animali innocenti che stanno pagando per primi.
Eppure i titoli ne fanno qualcosa di così.. distante. Solo pochi ne evocano un po' la vera gravità:
Petrolio nel Po: danni e morte per centinaia di chilometri, aperta un’inchiesta per disastro ambientale.
Cadere in ginocchio e chiedere perdono, ubbidendo a un'oscura sensazione che vibra anch'essa sordamente nell'anima. E' come un rumore che, si, fa vibrare qualche strana membrana - e dice che partecipare a questo dolore è necessario. Che condividerlo, stranamente, anziché amplificarlo, lo riduce. Una vibrazione che fa cadere in ginocchio.
Anche per "voi", che avete fatto questo.. Per tutti voi che ogni giorno lo fate e siete sordi, non sentite niente. Per tutti quelli che non sanno quello che fanno.
