Siamo condannati ad amarci. Oppure a farci solo danno tutto il tempo, l'un l'altro, come imbecilli.
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lunedì 13 febbraio 2012

Primo anniversario di Se non ora quando, con chiamata planetaria

Sapete cosa mi ha colpito (ma credo anche a tutti voi!) nell'incredibile evento che un anno fa ha mobilitato ben più di un milione di persone, solo grazie al tamtam delle donne in rete? Bè, che, anche senza mezzi "seri", se le persone sentono nel loro cuore la vera urgenza di qualcosa, un miracolo può accadere. 
Bene: oggi, esattamente  nell'anniversario di quell'evento, spunta in rete nientemeno che una chiamata per una "Sollevazione planetaria contro la devastazione dell'Amazzonia". Che indice anche una "Sollevazione femminile planetaria contro Dilma Roussef". TUTTE LE DONNE DEL MONDO CONTRO UNA. Urca. 
E chi sarebbe a fare l'invito? le "Donne ultraviolette"una realtà microscopica.. una piccola pagina di donne impegnate per i diritti umani! la moscerina che vorrebbe sollevare il mondo dice di sè: "noi siamo 4 sgarruppate travolte da milioni di cose da fare.. ma abbiamo imparato che, anche se sei una zanzara, DEVI RONZARE, senza arrenderti a priori"Effigurati se non è d'accordo, Gioia the Fly!!
Presente! Partecipiamo, presto; facciamogli un culo planetario; a sti stronzi.
Qui, alcuni commenti sotto all'evento:
• da un uomo sarebbe stato inaccettabilmente orrendamente normale. Da una DONNA, portata in braccio a QUEL POTERE da legioni di altre donne disperatamente bisognose di un cambiamento, e fiduciose in lei: è inaccettabilmente MOSTRUOSO
• questi progetti sono una CATASTROFE immediata per molte decine di migliaia di indios e per MILIONI di animali, a chi vuoi che importi? e poi saranno la catastrofe per tutti, ma sarà troppo tardi
• Wangari se ne è andata lasciando dietro di sè milioni di alberi e i semi stessi per future foreste, :-)))) questa pazza traditrice rade al suolo quella sacra vegetazione che è ormai la cosa più prezioso che abbiamo :-(((
• è una catastrofe peggiore di qualunque crisi economica. Se la gente avesse la percezione reale di cosa tutto questo significhi DAVVERO.. sarebbero già tutti per la strada
• Sembra che il potere rovina l'anima! sono con voi ، 
قدرت انسانیت را از بین می برد!
خانم روسف کمی عقب نشینی کنید!
Signora Russeff un passo dietro perfavore


E perché partecipare? Perché.. La ri/approvazione e l'inizio dei lavori sul fiume Xingu (che si credevano bloccati) non è che la prima di un'impressionante serie di altre grandi opere (solo le dighe saranno 60!), strade e infrastrutture che devasteranno l'Amazzonia creando una catastrofe per tutto il pianeta. E quel che più indigna è che una simile decisione sia stata avallata PROPRIO da una presidente DONNA: che avrebbe potuto mettere un VETO. Una donna dal passato di "combattente vicina agli ultimi". CONTRO il TRADIMENTO di questa DONNA reclamiamo una sollevazione femminile planetaria. 
Ed ecco le istruzioni:
1. busta, carta e penna per favore (le e-mail oggetto di proteste vengono cancellate e ciao)
2. indirizzo: Exma. Dilma Rousseff
Presidente da República Federativa do Brasil; Gabinete do Presidente, Palácio do Planalto
Praça dos Três Poderes, 70150-900 Brasilia DF (Brasil)
3. testo della lettera:
Egr. Dilma Rousseff,
noi donne della Terra, le chiediamo un passo indietro, senza il quale lei, con il suo mandato, sarà sempre ricordata per aver tradito il proprio paese, la povera gente, la madre terra con tutte le sue creature, e TUTTO IL GENERE FEMMINILE che in lei confidava. Noi, che avevamo salutato come una vittoria la sua elezione a presidente, oggi indignate le chiediamo, e in nome dell'Umanità esigiamo, l'immediata revoca dei lavori per la diga Belo Monte e ulteriori progetti che devasteranno l'Amazzonia. (firmato..) 
4. spedire, scocciare altri perché partecipino (questo l'ho aggiunto io)


venerdì 27 maggio 2011

Dalla parte della cittadina

Donne per Milano: tutto qui, non serve dire altro. Il 23 maggio una lettera di donne milanesi chiama le concittadine a esprimersi per "una politica più civile", davanti all'impressionante raffica di menzogne e false accuse lanciate in attesa del ballottaggio.
Due giorni dopo conta già oltre 300 firme, molte delle quali appartengono a figure storiche dell'intellighenzia milanese non certo "estremiste", ma estremamente impegnate nel lavoro e nel sociale. Bello, ho detto! Mi aspettavo che qualche giornale ne parlasse, ma no: silenzio tombale è la parola giusta.
Mentre, stranamente, le firme all'appello continuano ad arrivare, evidentemente sul bisbiglio del passaparola; compreso firme di donne di destra serie e impegnate in politica: da Sara Giudice a Stefania Pastori. O anche attrici: da Isabella Ferrari ad Angela Rafanelli.
Per 3 giorni ho tenuto d'occhio (almeno) la rubrica delle lettere del Corriere di Milano, che si intitola "dalla parte del cittadino", curata guarda un po', da una signora: Isabella Bossi Fedrigotti.
Macché. Anche oggi (ultimo giorno prima del silenzio pre-elettorale) c'è una missiva sul più urgente problema dei "bagarini" davanti ai teatri. Evidentemente il titolo della rubrica è letterale: dalla parte del CITTADINO. Cittadine: a casa. Usate il telefono o chiacchierate ai mercati.
Ma per fortuna c'è il moscerino della rete!!! Vengo io in vostro aiuto donne, e vi dico: GRANDE iniziativa - che, se possibile, è perfino sottolineata da questo allegro silenzio stampa (in cui spiccano anche i "grandi" blog di alcune primebloggiste milanesi). Ma ora.. tranquille!! ALMENO 4 o 5 lettori che passeranno di qui ne saranno informati e penseranno quello che penso io: meglio sole che male accompagnate. Non vi arrendete: tenetela APERTA quella pagina e fatene un osservatorio libero da quelli che decidono cosa vale la pena di dire e cosa no, chi può parlare e CHI no.
Spiega la pagina Donne per Milano: NON siamo un'associazione, un ente, un istituto, un partito, e tantomeno una stanza dei bottoni; questa non è una fondazione, un comitato, né un salotto.. Semmai è una cucina - dove si discute e si chiacchiera, ma intanto si pensa alle ricette, ci si chiede se quel che bolle in pentola sarà buono e farà bene a chi lo dovrà mangiare. SIAMO NOI. E' questa pagina facebook, punto. E' aperta a tutti. La sua qualità e utilità dipenderà soprattutto da voi che la farete insieme a noi.
Mmmmhh.. un po' estremista. E chi credete di essere, Rosanna Lambertucci?
Compromettente, mi sa - forse per questo i giornali milanesi non si sono sbilanciati. Ma! INDOVINATE chi accorre ad abbracciarle? ma dai!! proprio l'unica che (forse) si poteva arrabbiare, quella che già da tempo aveva coniato e utilizzato questo nome: "Donne per Milano" - e che nemmeno era stata interpellata. Dimostrando così di essere una donna davvero per Milano e per le donne, contro nessuno. Come quelle arrivate insieme a lei: Donne ultraviolette, Donne della realtà, Donne e basta, donne di Di Nuovo.. E a sorpresa una sparuta giornalista del Foglio (capperi). Ma soprattutto Gioia! the fly.

domenica 24 ottobre 2010

Da donne a Sindaco. Sul confronto con il mondo mussulmano: lettera aperta ai candidati Sindaci di Milano

Ricevo, e volentieri propongo non solo a nome mio:
Siamo un gruppo di donne che, come si sa che fanno le donne, commentano fra di loro e, come quasi tutte le donne che si pongono dei problemi oggi, sentiamo il disagio di non essere rappresentate da nessuno: nessuno (donne in politica comprese), pare che raccolga le nostre istanze e porti da nessuna parte il minimo pensiero che rispecchia i nostri.

Cogliamo dunque l'occasione dell'attenzione che in questi giorni va ai candidati sindaci per le primarie del Centro Sinistra (che come da copione sono tutti maschi), per rivolgere loro una domanda (e implicitamente relative richieste) su un argomento un po' spinoso... cioè i rapporti con il mondo mussulmano e relative problematiche.

Secondo quello che constatiamo parlando fra di noi, a noi pare che Milano abbia bisogno di un grande confronto con le sue componenti multietniche (e, per inciso, senza previlegiare una in particolare rispetto ad un’altra). Ma in questo caso non parliamo di etnìe, ma di religione: i candidati sindaci, infatti, si trovano a dover rispondere a richieste che provengono da una comunità fatta da provenienti da molti Paesi, il cui comun denominatore è solo la religione mussulmana.
Data la composizione della Milano immigrata, certamente c'è chi sente il bisogno di un grande luogo di incontro e cultura mussulmana, che sia anche luogo di preghiera.
Moltissimi che hanno paure più o meno indotte, e dunque anche razzistiche, si oppongono totalmente temendo che dietro tali luoghi si coltivi il fondamentalismo, con cui ormai (purtroppo) da molti l'Islam in toto viene confuso. E su questo va detto, senza voler entrare nelle molte polemiche che questo argomento può sollevare, che fra religione islamica e islamismo ci sono importanti differenze. Dietro questo apparente cavillo esiste veramente un problema importante, di cui trattano anche autorevoli studiosi di cultura e religione mussulmana; molti dei quali sono, appunto, mussulmani: pacifici e democratici.
Ma queste confusioni nascono anche dal fatto che di certi argomenti non si parla in modo abbastanza sereno, sono diventati sorte di tabù: da destra la tendenza è di demonizzare (salvo poi fare lucrosi affari con regimi religiosi autoritari), da sinistra di tollerare troppo acriticamente anche l'intolleranza altrui, per tema di non essere abbastanza tolleranti.
Ora, il fatto che (da destra e da sinistra, e per ragioni diverse), si glissi su importanti distinguo che si dovrebbero fare quando si parla del mondo mussulmano, o ci si confronta con esso, preoccupa non solo noi, ma soprattutto molte donne mussulmane dei più svariati Paesi (o di provenienza o cultura araba), le quali sono le prime vittime di un disegno che stravolge il dettato religioso a fini autoritari e guerrafondai. Solo per fare un esempio, citiamo le donne resistenti iraniane; ma in realtà parliamo anche di tantissime donne comuni che incontriamo ogni giorno: al mercato, davanti a scuola, per la strada.
La stessa confusione danneggia i numerosi mussulmani democratici e pacifici, che finiscono per restare senza voce, non rappresentati e non ascoltati. In particolare quelli che hanno subito (o subiscono), nei Paesi d'origine, dure repressioni da regimi gravemente autoritari; ma, nella loro resistenza, non sono sostenuti quasi da nessuno. Da destra li si usa come scusa per fomentare altre guerre, da sinistra li si ignora...
Così essi non trovano ambiti in cui esprimersi. Perciò svaniscono in un’assenza in cui paiono assentire: e nella quale, invece, si sentono solo impotenti. Qualcosa da cui si fa fatica ad uscire.. come da una ragnatela: una condizione che noi donne, che sembriamo oggi complici in massa del velinismo, conosciamo molto bene.
E, a questo proposito, non è vano ricordare che nel mondo mussulmano esistono anche le donne: cioè una categoria che riunisce in sè la condizione di essere mussulmana, e anche donna; e non tutte, specie trovandosi a vivere in una società occidentale, si identificano con rigide leggi religiose. Quello che abbiamo osservato è che, quando in Italia hanno iniziato a essere numerose, molte di queste donne che desideravano costruire un tessuto di emancipazione si sono riunite in associazioni in grado di rappresentarle; fra queste ne citiamo una per tutte, l'Acmid. E' naturale che queste forze cercassero, inizialmente, confronti con i settori più democratici del paese: dunque con l'area di sinistra.
Ma: tanta è stata l'indifferenza che hanno incontrato, che alla fine molte sono, letteralmente, cadute nelle mani di una destra che le ha strumentalizzate e in numerose occasioni usate come una clava. La stessa clava che, facendo roteare la paura dell'integralismo, vince fatalmente, sempre, le elezioni: e le vince NON con la legalità contro l'integralismo, ma con il razzismo contro l'integrazione.
A noi piacerebbe, invece, che qualcuno vincesse le elezioni nel nome di veri valori egualitari, che non mettano in secondo piano, rispetto alla tolleranza per tutti gli immigrati, la legalità e l'opposizione ferma ed esplicita a qualunque integralismo (e dunque sostenendo in modo inequivocabile diritti umani pieni e completi anche per le donne, di qualunque religione siano).

Su questo assunto la nostra richiesta ai candidati Sindaci è di assumere una posizione chiara, che citi esplicitamente anche la condizione femminile. E cioè che, nel cercare di gettare ponti con le comunità immigrate lo si faccia davvero nell'interesse di tutti: donne comprese. In questo caso, dunque, qualora si spendano promesse per la creazione di centri islamici, pur stabilendo la massima accoglienza, vorremmo che tali promesse fossero espresse anche ponendo, in modo esplicito, pregiudiziali ineludibili:
a. sulla necessità di rispettare integralmente le nostre leggi e,
b. sul rifiuto a tollerare, per nessuna ragione, che i diritti delle donne mussulmane che desiderano emanciparsi dalla tradizione siano calpestati in nome di una "diversa cultura".


La "lettera" finirà nella pletora di lettere aperte che sommergono i candidati sindaci e nessuno di loro la vedrà. Grazie a voi, però, per i vostri pareri. Per finire, così, per chi è interessato, segnalo un post dello UAAR dedicato alla campagna contro la sharia in Ingilterra, "una legge per tutti".

martedì 17 agosto 2010

Ti portassero in piazza con chiodi e catene

Mi dispiace, stimati quotidiani professionali, avete sbagliato titoli. Che tra ieri e oggi sono stati:
Afghanistan, coppia di adulteri lapidata dai talebani (quotidiano.net). Afghanistan, talebani lapidano coppia di amanti ventenni (ilmattino.it). Afghanistan, coppia lapidata dai talebani per adulterio (it.reuters.com). Afghanistan, lapidata coppia di amanti (ansa) .. dobbiamo continuare? non serve, i titoli sono tutti uguali, e anche i trafiletti che riportano l'ennesima notiziola senza importanza, distrattamente.
E invece hanno ragione le Donne Ultraviolette, che titolano:

Ti portassero in piazza con chiodi e catene. L'inferno delle donne e di chiunque abbia un cuore.
questa una sintesi della nota:
Erano solo 2 ragazzi di vent'anni, che si amavano. Sono stati trascinati in piazza a mani legate, due bambini stravolti dal terrore, e tempestati a pietrate fino a morirne.
Si può immaginare qualcosa di più spietato, qualcosa di più inverosimilmente atroce?
Benvenuti all'inferno: un luogo dove è peccato criminale amarsi, e giustizia morale odiare, torturare e uccidere.
Non è cambiato niente, anzi, tutto continua tragicamente a peggiorare. L'Afghanistan era e resta l'inferno delle donne e, per estensione, dei bambini, di tutte le persone che hanno un cuore, degli animali e della natura stessa.
Ecco cosa scriveva il Chicago Tribune nel 2002:
"... Shazia ha solo 13 anni. La sua voce si ode a malapena. Circondata da adulti, si morde le unghie e tira la sciarpa nera di velo crespo sul viso. E' una delle criminali incallite detenute all'interno delle mura umide e inaccessibili del carcere provinciale femminile di Kabul. Il suo crimine: scappare dal marito 45enne che è stata costretta a sposare e che la picchia. La prigione è piena di ragazze appena teenager accusate di crimini come essersi innamorate all'aver avuto rapporti illeciti, esser scappate da parenti inflessibili o da mariti violenti. In Afghanistan le esecuzioni che contraddistinguevano il regime talebano sono finite, ma sopravvive la legge islamica che risale al VII secolo, con le sue rigide tradizioni culturali. (..) Le leggi tribali permettono ai genitori di far imprigionare, e addirittura uccidere, le ragazze che perdono la verginità, infangano l'onore della famiglia innamorandosi di pretendenti inaccettabili o cercano di divorziare. (..)
Il vice della sicurezza di Kabul spiega che anche le donne che fuggivano dal marito venivano uccise, ma "adesso non lo facciamo più, le mettiamo in prigione per tre o quattro mesi. Questa è una società islamica. Se lasciassimo fare alla gente quello che vuole, in breve tempo la metà della popolazione si ritroverebbe malata di AIDS.'
(..) In base all'accordo di Bonn del 2001 il governo provvisorio afghano aveva, anche il compito di ripianificare il sistema di giustizia penale e garantire i diritti umani; ma in mancanza di nuove leggi l'Alta Corte è ritornata ad usare la Shariah dell'Islam in vigore prima dell'avvento dei talebani, però con più indulgenza. (..) questo tipo di punizioni potrebbe essere reintrodotto ma, in base alla legge Shariah, chi ha commesso adulterio dovrebbe essere lapidato a morte se l'accusa venisse sostenuta da 4 testimoni oculari di sesso MASCHILE, mentre all'epoca dei talebani non c'era neanche bisogno dei 4 testimoni. (..) 'Naturalmente i talebani procedevano alle esecuzioni senza prove, senza alcuna conferma. Non usavano la vera Shariah. Volevano soltanto terrorizzare la gente. Noi siamo più morbidi'. Essere più morbidi in questo caso significa mettere queste donne, perseguitate dalle loro stesse famiglie, in prigione per mesi o anni invece di ucciderle subito.
Nelle celle nude e tristi si trovano ragazze (..) la prigione fornisce solo pane ed acqua per la maggior parte dei pasti. Le donne non possono far altro che stare sedute, parlare o passeggiare in pochi metri. Guardano fuori da una finestra chiusa da sbarre di ferro e un lacero paravento; dormono su materassi sottili gettati sul pavimento, coperte e cuscini non lavati da mesi, in celle puzzolenti piene di scarafaggi. Nonostante questo diverse di loro preferiscono trovarsi là dentro che nelle strade di Kabul dove, secondo la guardia carceraria, verrebbero uccise dalle loro famiglie
".
dal Chicago Tribune, 28/04/02: Le leggi afghane opprimono ancora le donne. Rifiutare un pretendente o lasciare il marito porta alla galera, di Noreen S.Ahmed-Ullah
... 8 anni sono passati. Cosa è cambiato? Niente, se non in peggio: altri fiumi di lacrime e di sangue sono stati versati, altri se ne stanno versando e le chiuse dell'orrore restano aperte.

L'Afghanistan è l'inferno delle donne e di chiunque abbia un cuore. Ma intorno all'Afghanistan già molti altri Paesi applicano una Sharia altrettanto crudele, anche se meno sgangherata nelle apparenze. Tutto questo è un incubo che si consuma in una sorta di rassegnata indifferenza; ma forse un esame di coscienza dovremmo farlo tutti.